Chi sono i disabili più famosi che hanno cambiato il mondo

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Ogni giorno i disabili combattono battaglie apparentemente insormontabili per far valere i propri diritti, o semplicemente per vivere una vita normale, cercando di non sentirsi diversi. Migliaia di uomini e donne devono fare costantemente i conti con barriere sociali e culturali, ancor prima di quelle architettoniche.

Ma la storia è piena di individui che ce l’hanno fatta, che hanno davvero saputo convivere con la loro diversità e l’hanno trasformata in una risorsa. Scopriamo insieme sei esempi virtuosi di disabili più famosi che sono riuscite a prendere l’iniziativa e a scrivere la storia.

La rivoluzione di Stephen Hawking

Uno dei punti di riferimento più esemplari per qualsiasi individuo disabile è stato l’astrofisico di fama mondiale Stephen Hawking. Colpito dalla SLA attorno ai vent’anni, l’accademico britannico portò ugualmente avanti un’esemplare carriera di insegnante e ricercatore. Tra i più autorevoli e conosciuti fisici teorici al mondo, Hawking è noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull’origine dell’universo. In barba a tutte le previsioni dei medici, che gli assicurarono un’aspettativa di vita ben più bassa, Hawking è deceduto nel 2018 all’età di 76 anni, lasciando la moglie e tre figli.

La lirica della gente: Andrea Bocelli

Ipovedente a causa di un glaucoma, Andrea Bocelli perse totalmente la vista alla giovanissima età di dodici anni. Nonostante la sua invalidità riuscì a laurearsi in Giurisprudenza e a diplomarsi in Conservatorio in canto lirico: da allora decise di darsi alla musica, diventando pian piano famoso in tutto il mondo. Ad oggi Bocelli ha inciso diversi album, ha cantato nei più importanti teatri, interpreta personaggi memorabili dell’opera lirica e ha iscritto il suo nome nella Hollywood Walk of Fame. Uno dei suoi meriti più grandi è stato quello di avvicinare la musica lirica alla gente.

Frida Kahlo: arte e disabilità

Vera icona del secolo scorso, la pittrice messicana era affetta da molte patologie che la costrinsero all’immobilità. Tutto era cominciato dopo un incidente subito da bambina, che le aveva reso impossibile camminare: una condizione ulteriormente aggravata dalla poliomelite, che però non le impedì di diventare un’artista famosa in tutto il mondo. L’arte di Frida, profondamente segnata dal dolore che ha attraversato la sua vita, è stata capace di affrontare una grande vastità di temi, dalla rappresentazione del sé alle questioni di genere, dall’identità al postcolonialismo.

Louis Braille: dalla cecità all’alfabeto

Una ferita all’occhio destro procurata a tre anni con un punteruolo si trasformò presto in un incubo per il francese Louis Braille, nato nel 1809: un’infezione fece presto precipitare il piccolo Louis nella più completa cecità. Fu così che iniziò ad immaginare un codice alternativo alle lettere dell’alfabeto, che permettesse di “leggere” attraverso i polpastrelli e scrivere con uno speciale meccanismo basato su quei segni. Fu così che a soli vent’anni Braille presentò ufficialmente il suo codice, oggi linguaggio universale per i non vedenti. Il francese divenne anche docente e inventò la prima macchina da scrivere per ciechi.

John Nash: “A Beautiful Mind”

Interpretato da Russel Crowe nel film biografico diretto da Ron Howard, John Nash è stato un luminare della matematica: lottò per tutta la vita contro una grave forma di schizofrenia, eppure i suoi approcci e scoperte sensazionali in campo matematico ed economico gli valsero il Premio Nobel per le scienze economiche nel 1994. Nash dimostrò un’abilità fuori dal comune nella soluzione di problemi complessi utilizzando strategie alternative ed eleganti.

Un non vedente in cima all’Everest: la storia di Erik Weihenmayer

Probabilmente meno conosciuta è la vicenda dell’americano Erik Weihenmayer: nel 2001, all’età di 33 anni, fu il primo scalatore cieco a raggiungere la vetta del monte più alto del pianeta. Per completare la scalata dell’Everest Weihenmayer mise a punto una tecnica speciale, basata sui suoi quattro sensi funzionanti. In discesa si faceva indirizzare da un compagno, orientandosi grazie al suono di una campanella. In salita, invece, cercava gli appoggi a tentoni, sfruttando il tatto e addirittura il gusto: assaporando la roccia con la lingua, infatti, lo scalatore riusciva ad intuirne la consistenza. Anche la sua stessa voce gli era fondamentale: il rimbombo dei suoni gli permetteva di misurare lo spazio circostante.

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