Caregiver per i disabili: chi sono e come differiscono dagli anziani

caregiver disabili

Nel 2022 in Italia sono oltre 7 milioni le persone che prestano assistenza ad anziani, parenti con ridotte capacità motorie e disabili: quella dei caregiver sta diventando una figura sempre più centrale, e allo stesso tempo sempre più impegnativa. Nella maggior parte dei casi, infatti, quello dell’assistenza diventa un vero e proprio secondo lavoro.

In un Paese in cui si ha sempre più necessità di servizi di assistenza, le risorse pubbliche possono soddisfare solo una parte delle esigenze dei cittadini: la spesa pubblica per la non autosufficienza, ad oggi, è inferiore di circa 20 miliardi rispetto alla media di Francia, Germania e Regno Unito. Ma come sopperire alla mancanza di fondi dello stato? La maggior parte delle famiglie trova soluzioni “interne”, ed è qui che entra in gioco l’impegno del caregiver. Si tratta di una responsabilità che investe non solo la sfera socio-sanitaria, ma anche quella umana: prestare assistenza e supporto a familiari disabili significa anche fare loro compagnia, aiutarli negli spostamenti, tenere in ordine la casa. Un’autentica occupazione, insomma, che necessita di un gran dispendio di tempo ed energie.

Prendersi cura dei disabili: un compito da tutelare

Una vera e propria legge a tutela del caregiver in Italia non esiste ancora. Tuttavia, lo Stato sta cercando di agire negli interessi di queste figure, trattandole come dei professionisti, attraverso appositi permessi retribuiti o congedi. Una serie di agevolazioni IRPEF o IVA sono previste a sostegno dei caregiver con un familiare disabile o non autosufficiente a carico, con risvolti a livello pensionistico e assistenziale. Andiamo a capire nel dettaglio alcune delle misure previste dall’ordinamento italiano.

I caregiver familiari, ovvero quelli che si prendono cura di un parente prossimo non autosufficiente, hanno diritto a permessi retribuiti dall’INPS, secondo la Legge 104 del 1992. Possibili beneficiari di questi permessi sono genitori, coniugi, conviventi e parenti entro il secondo grado: queste persone possono assentarsi dal lavoro per un massimo di tre giorni al mese. Il diritto ai permessi spetta tuttavia ad un solo familiare, che viene nominato “referente unico”. I caregiver hanno anche il diritto di scegliere una sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere.

I parenti dei disabili gravi hanno la possibilità di entrare in congedo straordinario, per un limite massimo di due anni in tutto l’arco della propria carriera lavorativa: il congedo sarà economicamente a carico dell’INPS, previa accettazione della domanda. I caregiver possono inoltre anticipare il pensionamento, a patto che abbiano un’anzianità contributiva non inferiore a 30 anni. Altri benefit, infine, riguardano prezzi agevolati per le spese sanitarie, per l’acquisto di automobili e l’esenzione permanente dal pagamento del bollo auto.

Le Leggi di bilancio: nuovi fondi per gli assistenti familiari

Con la Legge di bilancio del 2018 è stato istituito per la prima volta in Italia un apposito fondo presso il Ministero del lavoro, a tutela del caregiver familiare e del suo ruolo di cura e assistenza. Inizialmente erano stati stanziati 20 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020. Le risorse sono state poi sbloccate solo a fine 2020, per un ammontare complessivo di 68 milioni di euro. I fondi sono stati trasferiti dallo Stato alle singole regioni, delegate ad adottare specifiche linee guida per la programmazione degli interventi di sostegno ai caregiver.

La Legge di bilancio 2021, in seguito, ha previsto un nuovo fondo per la valorizzazione dei caregiver, con una dotazione pari a 30 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2021-2023. In ultimo, per il periodo 2022-2024 il Governo Draghi ha stanziato 50 milioni di euro annui, oltre a 500.000 euro dal 2025 per interventi legislativi che riconoscano dei diritti al caregiver familiare, attraverso provvedimenti specifici e la tanto agognata legge nazionale.  

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