I benefici della Vitamina K sui problemi di mobilità negli anziani

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Le vitamine sono nutrienti essenziali, la cui assunzione è indispensabile per il nostro organismo. Tra questi nutrienti ce n’è un tipo che ricopre un ruolo di primaria importanza per la salute dell’apparato cardiocircolatorio e delle ossa. Si tratta della vitamina K, una sostanza liposolubile, che può essere accumulata nel fegato e conservata nel corpo umano fin quando non si rende necessaria.

Questa vitamina risiede soprattutto in cibi come le verdure a foglia verde, tra cui spinaci, cavoli, broccoli e lattuga, ma è presente anche negli oli vegetali, nei legumi, nella frutta (mirtilli, fragole, kiwi, fichi) e, in quantità minore, in alcuni alimenti di origine animale (carne, uova, fegato). I derivati del latte, come i formaggi e lo yogurt intero, invece, contengono una diversa forma di vitamina K, precisamente la vitamina K2.

Vitamina K1 e K2: le differenze

La principale distinzione tra la vitamina K1 e la vitamina K2 sta nella provenienza: la prima, forma naturale della sostanza, viene assunta prettamente attraverso l’alimentazione, mentre la seconda viene prodotta dallo stesso organismo umano, a partire proprio dalla prima. La vitamina K1 è responsabile dei processi di coagulazione sanguigna, e ha una funzione nello sviluppo del calcio all’interno delle ossa. La vitamina K2, di origine batterica, ha un notevole effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari e degenerative del sistema nervoso e contribuisce a prevenire l’osteoporosi.

Carenza di vitamina K: facciamo chiarezza

Una insufficienza di vitamina K può verificarsi raramente, il più delle volte per via di patologie che riducono il regolare assorbimento intestinale o di cure prolungate a base di farmaci e antibiotici. Le persone anziane, ad esempio, possono presentare livelli molto bassi di vitamina K nel momento in cui soffrono di problemi cardiaci o trombosi venose e seguono, pertanto, una terapia anticoagulante.

Tra gli effetti della mancanza di vitamina K ci sono le tendenze a riportare fratture ossee, osteoporosi e forme di artrosi. Una dieta correttamente bilanciata, in ogni caso, riduce ai minimi termini il rischio di una carenza di questa vitamina.

Vitamina K e mobilità

Tra i principali effetti dell’invecchiamento c’è il decadimento del sistema scheletrico, che comporta una maggiore difficoltà a muoversi. Di pari passo con l’avanzare dell’età, gli studiosi della Tufts University, un istituto americano del Massachusetts, hanno studiato l’incidenza della vitamina K sugli stati infiammatori degli arti inferiori di alcuni soggetti anziani. La loro ricerca, pubblicata sul Journal of Gerontology: Medical Sciences, ha preso in esame i dati di 635 uomini e 688 donne in buona salute, di età compresa tra i 70 e i 79 anni: al termine dell’indagine è stata rilevata una correlazione tra bassi livelli di vitamina K e l’insorgere di disabilità motoria.

Vitamina K e osteoporosi

Come già accennato, esiste una correlazione anche tra questa vitamina e la densità minerale ossea. Studi effettuati in Giappone sull’uomo, infatti, hanno dimostrato che la vitamina K2 aiuta ad alleviare l’osteoporosi degli anziani e a prevenire le fratture, anche nei pazienti che hanno già sviluppato questa patologia delle ossa. Per dimostrarlo, i ricercatori giapponesi hanno diviso i pazienti affetti da osteoporosi in due gruppi: il primo ha ricevuto una cura a base di calcio, mentre il secondo una dose inferiore di calcio integrata alla vitamina K2.

Ne è emerso che i pazienti curati solo con il calcio hanno continuato a perdere densità ossea, mentre i pazienti che ricevevano vitamina K2 in aggiunta al calcio hanno mantenuto in gran parte la loro densità minerale ossea. Non una scoperta da poco, se si considera che l’osteoporosi colpisce 4,5 milioni di persone solo in Italia e che dopo i 50 anni, una donna su tre e un uomo su cinque vadano incontro a una frattura dovuta allo stato precario delle ossa.

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