Anziani e Disabili: in Italia destinato solo 0.7% del Pil

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L’emergenza sanitaria degli ultimi anni ha sconvolto praticamente tutti i settori, influenzando in modo tanti aspetti tra cui naturalmente l’economia che ha risentito maggiormente degli effetti della pandemia. In questo scenario si inseriscono anche tutti quegli strumenti che favoriscono il benessere delle persone con disabilità ed in generale degli anziani, la cui assistenza è spesso supportata da dispositivi come il montascale per anziani ma non solo.

Espedienti tecnologici di questo tipo richiedono un impegno economico importante anche perché i benefici che ne derivano sono molteplici e soprattutto di lunga durata; allo stesso tempo, soprattutto in caso di anziani non autosufficienti si renderà necessario approfondire la ricerca di strutture che assistono in maniera efficace tali soggetti.

È per questo motivo, ma non solo, che le risorse dedicate alla cura di anziani e disabili risultano determinanti ma il rapporto recente della Fondazione per la Sussidiarietà ha dimostrato come in Italia sia destinato solo lo 0.7& del Pil. Vediamone i dettagli.

Anziani e disabili: i dati del rapporto sull’assistenza agli anziani non autosufficienti

Come anticipato, i numeri che sottolineano la poca disponibilità di risorse investite in Italia e messe a disposizione di anziani e disabili arriva direttamente dal report della Fondazione per la Sussidiarietà. Lo stesso, prende il nome di “Anziani e disabili: un nuovo modello di assistenza” ed evidenzia che la spesa per il cosiddetto Long Term Care ammonta al solo 0,7% del Pil.

Questo dato favorisce anche il triste confronto con tutti gli altri Paesi Ocse, nei quali la media è di 1,5% quindi più del doppio rispetto alla nostra Penisola. Se si guarda a Francia e Gran Bretagna il paragone è ancora più “avvilente” poiché quest’ultimi vantano una percentuale del 2,4%; leggermente un passo indietro resta la Germania col suo 2,2%, un indice comunque distante nettamente dall’Italia.

Diversi invece gli equilibri se si guarda solamente alle risorse impiegate per le persone con disabilità: in Italia gli interventi in loro favore sfiorano l’1,8% del Pil, contro il 2% dei Paesi Ocse. Anche in questo caso occorre tenere il confronto con i principali partner d’Europa, con i quali questa volta i numeri danno un riscontro più omogeneo: Francia al 1,7%, Gran Bretagna al 1,9% mentre Germania più distante al 2,2%.

Anziani e disabili: gli effetti dal punto di vista pratico

Tutti questi numeri, nell’ambito pratico, si traducono in disservizi e malasanità che compromettono seriamente la salute degli anziani e dei disabili. In linea generale, come osserva Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, uno dei problemi principali è quello di saper riconoscere i diversi gradi di disabilità e i diversi bisogni di assistenza.

Non tutti i pazienti, difatti, richiedono la stessa tipologia di approccio per cui saper individuare il percorso adatto ad ogni esigenza riduce drasticamente il rischio di destinare fondi ed attenzioni a persone che potrebbero intraprendere percorsi e cure alternative. Uno degli esempi principali è quello legato ai disabili paralimpici che naturalmente si distinguono nettamente dagli anziani non autosufficienti che richiedono cure 24 ore su 24.

Un altro tema importante è quello legato all’informazione, perché non tutte le persone sono in grado di ricavare le giuste indicazioni da seguire per individuare strutture e terapie consone ai bisogni dei propri cari. Anche da questo punto di vista servirebbero interventi per facilitare la scelta del tipo di assistenza necessaria, di cui un fattore decisivo è occupato dal numero di ore garantite dalle varie strutture.

Sempre nello stesso rapporto, infatti, si evidenzia come maggiori ore di assistenza riducano la mortalità ma ad oggi sono davvero poche le strutture che dispongono di una tariffa media che consentano agli italiani di ottenerle cure necessarie.

In questo scenario a tratti desolante, gli enti che hanno seguito la ricerca hanno provato ad individuare come migliorare un sistema che ad oggi non sta ottenendo i risultati sperati. Il problema principale, in questo senso, pare risiedere anche nell’offerta odierna che è molto frammentata e soprattutto segue canoni di accreditamento molto casuali. Al contrario, bisognerebbe strutturare una serie di criteri che sappiano riconoscere e distinguere le domande di assistenza, offrendo magari anche un piano personalizzato e dettagliato in base ai bisogni specifici.

Insomma, l’Italia è ancora molto distante dai paesi europei per tantissime ragioni per cui al netto degli investimenti economici esigui ciò che emerge dal rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà è che sia urgente anche riorganizzare tutta la filiera assistenziale.

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